La 23ª edizione delle Giornate degli Autori si è conclusa all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con l’assegnazione dei suoi principali riconoscimenti.
Il GdA Director’s Award 2026 è andato ad A veces me entra tristeza, otras veces rebelión di María Aparicio, mentre l’Europa Cinemas Label è stato assegnato a Une femme aujourd’hui di Robert Guédiguian. Il Premio del Pubblico è stato invece conquistato da Balcanica di Nicola Sorcinelli, che ha raccolto il 76% delle preferenze.
Accanto ai dieci titoli in concorso, il programma delle Giornate ha proposto anche progetti fuori competizione capaci di offrire uno sguardo particolarmente significativo sul ruolo che il cinema può avere nella società. Tra questi c’è Waiting for Ken Loach, il documentario diretto da Simone Amendola e presentato nella sezione Confronti. Al centro del film c’è una realtà nata a Mesagne, in Puglia: il Piccolo Cinema Ken Loach, una sala cinematografica interamente gestita da ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 18 anni.
Un cinema nato dai ragazzi
La storia del Piccolo Cinema Ken Loach è iniziata nell’aprile del 2024, quando Mesagne ha inaugurato questo particolare progetto di educazione al linguaggio audiovisivo. L’iniziativa è nata da un’idea di Floriana Pinto e Simone Amendola, che da oltre vent’anni mantengono un rapporto con il regista britannico Ken Loach, sviluppato attraverso diversi progetti cinematografici e il Messapica Film Festival di Mesagne, nel cui Comitato d’Onore figura proprio il cineasta inglese.
L’idea non era semplicemente quella di riportare il cinema in una città che ne era priva da oltre trent’anni. I giovani protagonisti del progetto hanno prima seguito lezioni sul linguaggio cinematografico a scuola, poi realizzato un cortometraggio nel quale immaginavano di aprire una sala. Infine, quel sogno è diventato realtà.
È nato così un cinema gratuito e inclusivo, aperto a bambini e adulti, pensato non soltanto come luogo per vedere film d’autore, ma anche come spazio di incontro e confronto.
La visione diventa infatti il punto di partenza per rimanere insieme, discutere di ciò che si è appena visto e condividere idee e punti di vista.
Il progetto assume un significato ancora più forte se inserito nel contesto sociale di Mesagne. La città ha conosciuto da vicino gli effetti della criminalità organizzata e della Sacra Corona Unita. Per i ragazzi coinvolti, occuparsi di un luogo culturale significa quindi anche riappropriarsi di uno spazio attraverso l’educazione, il dialogo e la partecipazione.
Waiting for Ken Loach: dal progetto al film
È stato proprio l’impatto del Piccolo Cinema Ken Loach a spingere Simone Amendola a raccontare questa esperienza dall’interno. L’iniziativa ha attirato l’attenzione della stampa nazionale e della televisione, arrivando anche alla trasmissione “In altre parole” di Massimo Gramellini su La7. Dietro quella che potrebbe sembrare una semplice storia di ragazzi che aprono un cinema, il regista ha individuato una vicenda più complessa e urgente.
Waiting for Ken Loach segue i giovani protagonisti del progetto, ma allarga lo sguardo alle persone e alle esperienze che hanno reso possibile la nascita della sala. Tra queste c’è proprio Floriana Pinto, l’insegnante che ha avvicinato i ragazzi al cinema e che ha vissuto in prima persona le difficoltà di crescere in un contesto segnato da privazioni sociali e culturali.
La sua storia diventa parte integrante di quella del Piccolo Cinema: prima la necessità di proteggere i propri sogni, poi la scelta di andare altrove per conquistare le opportunità che erano mancate e, infine, il ritorno a Mesagne con la volontà di offrire ai nuovi adolescenti possibilità diverse.
Il documentario nasce così dall’esigenza di andare oltre la superficie della “favola” del Piccolo Cinema Ken Loach e interrogarsi su ciò che permette a un progetto del genere di nascere e, soprattutto, di continuare a esistere.
Il cinema come strumento di comunità
Prodotto da Blue Desk, con il sostegno della Regione Puglia attraverso il progetto Welfare Culturale, e in coproduzione con Apollo Film, Waiting for Ken Loach è stato realizzato con la collaborazione del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola e di Serman Studio.
Fondamentale è stato anche il sostegno delle istituzioni alla nascita del Piccolo Cinema. Il Comune di Mesagne ha messo a disposizione i locali, mentre il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Istruzione e del Merito hanno sostenuto l’iniziativa attraverso il Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola. La Regione Puglia ha quindi accompagnato il secondo anno di attività attraverso il progetto Welfare Culturale.
Per Amendola, raccontare questa esperienza ha significato interrogarsi sulle possibilità del cinema al di là dell’intrattenimento: cosa può produrre una sala cinematografica all’interno di una comunità? E cosa succede quando a gestirla sono proprio i giovani che quella comunità la rappresentano?
Presentato a Venezia al di fuori delle sezioni competitive, Waiting for Ken Loach è stato uno dei progetti più significativi delle Giornate degli Autori per la capacità di mettere in relazione cinema, educazione, responsabilità sociale e partecipazione.
Al centro resta un’idea semplice ma potente, una sala cinematografica può essere molto più di un luogo dove guardare un film. Può diventare uno spazio di incontro, crescita e confronto, soprattutto quando a costruirne il futuro sono le nuove generazioni.
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