Si svolgerà dal 15 al 26 ottobre la 20° Festa del Cinema di Roma. Ad aprire sarà La Vita va così di Riccardo Milani, chiuderà invece Vita da Carlo- capitolo finale: in mezzo,150 titoli da 38 paesi e l’ambizione di superare le 110 mila presenze dell’anno passato, aumentando l’offerta e le locations.
Quella principale sarà come al solito, l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, MAXXI, il Teatro Olimpico ACEA, con i suoi 850 posti, spazi della Casa del Cinema, gestita dalla Fondazione Cinema per Roma, e la vicina area di via Veneto fino ad arrivare a Castel Sant’Angelo. il Cinema Giulio Cesare, il Teatro Palladium e il Nuovo Cinema Aquila.

Popolare, ricca di nomi di richiamo del cinema e della serialità, italiana e internazionale, e assieme “casa degli autori indipendenti”, secondo le intenzioni di chi la produce: la Fondazione Cinema per Roma, il cui presidente Salvatore Nastasi ha presentato il corposo programma oggi alla stampa assieme alla direttrice Paola Malanga.
Ci sarà Jennifer Lawrence (interprete di Die, my Love di Lynne Ramsay) e tutto il cast di Dracula Dracula di Luc Besson. Anticipa Malanga. E ancora, Coutour di Alice Winocour con Angelina Jolie, Hamnet di Chloé Zhao, che ha incantato Toronto e già “in odore di Oscar”
Home Argentum di Mariano Cohn, Gastón Duprat, film dell’anno in Argentina, diventato un fenomeno. E siamo ancora nel Fuori Concorso.

In Concorso ci sono 18 titoli in Progressive Cinema:il vincitore della Festa del Cinema 2023, Joachim Lafosse con Six Jours Ce Printemps-Là; Quentin Dupieux con L’accident du Piano; il già candidato all’Oscar Jan Tomasa con Good Boy; il regista di Taxidermia György Pálfi che in Kota racconta dal punto di vista di una gallina che vuole disperatamente vivere e mantenere in vita la propria famiglia; The things you kill di Aliereza Khatami, candidato Oscar per il Canada come miglior film internazionale; Winter of the Crow di Kasia Adamik, figlia di Agneska Holland.
Dall’edizione 2023 torna anche Leandro Picarella con Sciatunostro di storia di amicizia fra due ragazzini a Linosa.
Gli altri titoli italiani in gara sono Roberto Rossellini, più di una Vita di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti; Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, sul delitto Casati Stampa degli anni 1970, con Filippo Timi e Jasmine Trinca; 40 secondi di Vincenzo Alfieri, sulle ore che precedettero l’omicidio di Willy Duarte Montero con Francesco Gheghi e Francesco Di Leva.

6 gli esordi in Concorso che competono, assieme a quelli di Freestyle e Grand Public, per il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane: Wild Nights Tamed Beasts di Wang Tong, “neo noir cinese che mescola generi e promette sorprese di linguaggio”, dice Malanga; Left Handed Girl di Shih Ching Tsou collaboratrice di Sean Baker che l’ha prodotto e montato, e sarà il candidato taiwanese agli Oscar; Our Hero, Balthazar di Oscar Boyson, già produttore esecutivo di Diamanti grezzi dei Safdie Brothers.

Due opere prime in Grand Public: Breve Storia d’Amore di Ludovica Rampoldi e Glenrothan di Brian Cox, ambientato in una distilleria di whiskey nelle highlands scozzesi. Viene dalla Scozia anche California Shemin’di James McAvoy ispirata a vicenda di due ragazzi che cercano di sfondare nell’hip hop e per questo cercando di trasformarsi in rapper californiani, fra gli esordi di Freestyle, assieme a quello di un’altra figlia d’arte, Tina Romero, con uno zombie movie ambientato fra un gruppo di drag queen di New York Queens of the Dead, e a Tienimi Presente commedia autobiografica di Alberto Palmiero, con un cammeo del produttore Gianluca Arcopinto.

Novità di quest’anno, un altro Premio trasversale al Miglior Documentario. Fra i titoli in gara: 2000 meters to Andriivka di Mstyslav Chernov,premio Oscar® per 20 Days in Mariupol; I fratelli Segreto di Federico Ferrone e Michele Minzolini (co-produzione con il Brasile su tre fratelli abbandonano le miserie del Cilento di fine Ottocento per tentare la fortuna a Rio de Janeiro dove diventeranno pionieri del cinema); Residence Hammamet il Maktub secondo mia Madre di Salvatore Allocca, il vincitore del Best Documentary Award a Berlino, Holding Liat di Brandon Kramer (miglior doc al Festival di Berlino co-prodotto da Aronfosky) Le Chant des Forets di Vincent Munier (La pantera delle Nevi); Kenny Dalgish, nuovo ritratto di un’icona sportiva, (dopo Senna, Maradona e Federer) di Asif Kapadia.