La vicenda tra il Presidente degli Stati Uniti di America Donald Trump e le televisioni pubbliche PBS e NPR continua in una battaglia – forse- volta da entrambe le parti a “prendere tempo” e che non vede ancora un esito finale, nonostante gli sviluppi degli ultimi giorni. In una fase di profonda trasformazione e crescente fragilità dell’industria audiovisiva globale, il sistema dei broadcaster pubblici — che continuava a rappresentare uno dei principali pilastri della produzione e circolazione di contenuti al di fuori dell’ecosistema degli streamer, in particolare di quelli controllati dalle major — viene messo in discussione dal governo americano.
Il punto di rottura avveniva il 1 maggio 2025, quando l’amministrazione Trump firmava un ordine esecutivo che segnava una cesura netta nella politica di sostegno al broadcasting pubblico, con un potenziale effetto a cascata nel resto del mondo. Nel testo, la Casa Bianca sostiene che, in un ecosistema mediatico ormai “abbondante, diversificato e innovativo”, il finanziamento pubblico ai media non sia più necessario e possa anzi risultare “corrosivo” per la percezione dell’indipendenza giornalistica. L’ordine è estremamente diretto: tutte le agenzie federali vengono istruite a interrompere ogni forma di finanziamento, diretto e indiretto, a NPR e PBS, includendo anche i meccanismi attraverso cui le stazioni locali acquistano contenuti o servizi da queste reti.
Dal sito della Casa Bianca:
“The CPB Board shall cease direct funding to NPR and PBS, consistent with my Administration’s policy to ensure that Federal funding does not support biased and partisan news coverage. The CPB Board shall cancel existing direct funding to the maximum extent allowed by law and shall decline to provide future funding.”
Dal testo emerge in modo chiaro l’immagine che il Presidente Trump delinea di mancato rispetto di criteri di imparzialità, accuratezza e neutralità politica. Collegando queste azioni ai soldi dei contribuenti. Successivamente sostiene che la CPB non rispetterebbe questi principi nella misura in cui continua a finanziare NPR e PBS.
La CPB (Corporation for Public Broadcasting) è una organizzazione privata non profit creata dal Congresso americano nel 1967 (con il Public Broadcasting Act), ma finanziata con fondi federali. Si tratta di un ente che fa da tramite tra il governo statunitense e i media pubblici. A differenza dei sistemi europei, più centralizzati, quello statunitense si basa su una rete diffusa di centinaia di emittenti locali, spesso radicate in comunità specifiche e con una forte funzione educativa, culturale e informativa. NPR e PBS non sono semplicemente broadcaster nazionali, ma hub editoriali e distributivi che alimentano questa rete.
“For more than half a century, CPB existed to ensure that all Americans—regardless of geography, income, or background—had access to trusted news, educational programming, and local storytelling,”
Ha dichiarato Patricia Harrison, Presidente e CEO di CPB.
Dalle riflessioni dell’amministrazione Trump ne emerge un Ordine Esecutivo che colpisce dunque il servizio pubblico nel suo cuore. La misura si inserisce in una visione politica più ampia che mette in discussione il ruolo stesso del servizio pubblico nei media contemporanei. Secondo l’amministrazione, nessun media avrebbe un diritto costituzionale a ricevere fondi pubblici e lo Stato avrebbe piena discrezionalità nel decidere quali attività sostenere.
(Negli Stati Uniti, un ordine esecutivo è un atto con cui il Presidente impartisce direttive, orientando l’applicazione delle politiche pubbliche senza passare dal Congresso, ma restando comunque soggetto al controllo dei tribunali.)
Ed è proprio questo l’aspetto che rende la vicenda particolarmente rilevante anche in chiave industriale. Il servizio pubblico americano, pur rappresentando una quota limitata del consumo complessivo rispetto agli operatori commerciali, svolge un ruolo chiave nello sviluppo di contenuti non guidati esclusivamente da logiche di mercato: informazione locale, programmi educativi, documentari, contenuti per l’infanzia. In un contesto sempre più dominato da piattaforme globali e strategie orientate alla massimizzazione del tempo di visione e all’accorpamento delle library, questo tipo di offerta rappresenta uno degli ultimi spazi strutturati per una produzione diversificata e meno standardizzata. Negli Stati Uniti, così come in Europa e nel resto del mondo.
La reazione del settore non si è fatta attendere. NPR, PBS e diverse stazioni locali hanno avviato azioni legali contro l’amministrazione, sostenendo che il provvedimento costituisse una forma di ritorsione politica basata sul contenuto editoriale. Il contenzioso si è concluso, almeno in prima istanza, il 31 marzo 2026, quando il giudice federale Randolph Moss ha bloccato definitivamente l’ordine esecutivo, dichiarandolo incostituzionale. Nella sentenza, il giudice ha sottolineato che il Primo Emendamento della Costituzione americana non consente al Governo di discriminare o penalizzare determinati soggetti sulla base delle loro posizioni o del loro passato editoriale, definendo il provvedimento una chiara forma di viewpoint discrimination.
Tuttavia, la portata della decisione giudiziaria è limitata da un dato ormai evidente: il sistema era già stato profondamente indebolito. Parallelamente all’ordine esecutivo, il Congresso aveva infatti approvato il taglio dei finanziamenti federali destinati alla CPB, portando alla chiusura dell’ente e interrompendo il principale canale di sostegno al broadcasting pubblico. Come evidenziato anche nei report internazionali, il danno è quindi strutturale e non facilmente reversibile nel breve periodo. La CPB ha chiuso definitivamente a Gennaio 2026.
The Corporation for Public Broadcasting was an American non-profit corporation created under the Public Broadcasting Act of 1967 to promote and help support public broadcasting in the United States.
Le conseguenze si manifestano in modo disomogeneo. Se NPR e PBS possono contare su fonti di finanziamento alternative — donazioni, sponsorship, underwriting — le stazioni locali risultano molto più esposte. In molte aree, soprattutto rurali che dipendono di più dal broadcasting pubblico, queste emittenti rappresentano l’unico presidio informativo e culturale accessibile gratuitamente. Considerato la geografia di un paese come gli Stati Uniti dove la densità di popolazione è circa 5 volte inferiore rispetto a quella dei paesi europei come Francia, Germania, Italia e Inghilterra, è evidente che il broadcasting pubblico rappresenti una vera infrastruttura informativa.
Per l’industria audiovisiva internazionale, il caso americano assume quindi un valore paradigmatico. In Europa, il dibattito sul finanziamento del servizio pubblico è ricorrente, ma raramente si è tradotto in un intervento così radicale e sistemico. La vicenda statunitense mostra cosa accade quando il sostegno pubblico viene meno in modo repentino: un’intera infrastruttura produttiva e distributiva rischia di collassare, lasciando spazio a un ecosistema dominato quasi esclusivamente da operatori privati. Tali operatori globali stanno aumentando la loro portata e la portata dei loro contenuti in maniera crescente.
In questo scenario, la questione non è più soltanto se il servizio pubblico debba essere finanziato, ma quale ruolo debba avere in un mercato sempre più concentrato e competitivo. La crisi di PBS e NPR solleva una domanda che riguarda l’intero settore: è possibile garantire pluralismo, accesso e diversità dei contenuti senza un’infrastruttura pubblica solida? La risposta, oggi, appare più incerta che mai.