Nello scorso luglio, in coda alla conferenza di presentazione di Venezia 82. , la Biennale ha reso omaggio a Goffredo Fofi – saggista, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale, morto ad inizio estate – proiettando alcune sequenze del film incompiuto di Franco Maresco dedicato all’intellettuale militante. In quel brano di pochi minuti Fofi racconta la sua esperienza “fondativa” con lo scrittore, poeta e militante, Danilo Dolci, iniziata a 18 anni, quando lo raggiunse, negli anni cinquanta, a Palermo, andando a vivere nel famigerato Cortile Cascino, quintessenza del degrado e della povertà estrema. Nel 1952, si apprende dalle cronache, Danilo Dolci fece il suo primo digiuno per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la morte, per fame, di un bambino, Benedetto Barretta, avvenuta a Trappeto, paesino nel comune di Palermo.
Il sodalizio con Dolci nacque in questo contesto: “Godevo a occuparmi dei bambini e dei morti di fame”, racconta Fofi.
Oggi, nel 2025, il pensiero va alle bambine e i bambini palestinesi morti a Gaza anche per fame: difficile ricordare tutti i nomi, troppi: la quantità scolora le identità.
Un nome per tutti è quello Hind Rajab, la cui voce, grazie al coraggio del direttore della Mostra Alberto Barbera, risuonerà al Lido di Venezia nel film, selezionato in concorso, The Voice of Hind Rajab, che ripropone la vicenda della bambina di cinque anni uccisa a Gaza nel gennaio dello scorso anno dal fuoco dei carri armati israeliani. Il film utilizza l’audio originale della sconvolgente chiamata d’emergenza che Hind Rajab fece alla Mezzaluna rossa palestinese prima di morire.
La regia è di una donna, la tunisina Kaouther Ben Hania, cineasta già due volte candidata all’Oscar, che racconta: “Ho contattato la Mezzaluna Rossa e ho chiesto loro di farmi ascoltare l’audio completo. Durava circa 70 minuti ed è stato straziante. Dopo averlo ascoltato, ho saputo, senza dubbio, che dovevo abbandonare tutto il resto. Dovevo fare questo film”.