Nelle pagine del fascicolo 204 è pubblicato un servizio sull’Emilia “cinematografica”. La regione , è noto, può definirsi a buon diritto “terra di cinema”, e non solo per aver dato i natali a tanti illustri personaggi del settore, ma anche perché è stata, ed è tuttora, set di molti film: basti pensare alle opere di Bernardo Bertolucci e di Marco Bellocchio.
L’Emilia Romagna è anche, e soprattutto, terra di libertà, valore che ben si coniuga alla creatività del cinema, e che ha le sue radici nella difesa dei diritti.
Una conferma si era avuta durante la 82a Mostra del Cinema, dove, dopo l’imponente manifestazione che ha gremito il Lido di Venezia , la voce della Palestina aveva fatto irruzione nel Palazzo del Cinema grazie al film The Voice of Hind Rajab, diretto da Kaouther Ben Hania, vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, e dal 25 settembre nelle sale italiane.
Ricordo che al Lido l’assessora alla Cultura della Regione Emilia Romagna, Gessica Allegni, denunciò, unico personaggio istituzionale a farlo durante l’evento veneziano, il genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele. Lo fece a chiusura dell’incontro organizzato dal’Emilia Romagna Film Commission all’Hotel Excelsior, lanciando un appello: “Non si può più rimanere in silenzio, i governi, a partire dal nostro, e le istituzioni internazionali, a partire da quelle europee devono fare di più, per ricostruire le ragioni della pace, del dialogo, del rispetto”.
L’Emilia Romagna ha fatto di più.
Dalle cronache si apprende che nel mese scorso la città di Ravenna, dove il sindaco e il presidente della Regione hanno sostenuto la protesta dei portuali, ha detto no alle armi in transito dal suo porto verso Israele, ottenendo, almeno temporaneamente, lo stop al carico di esplosivi su un cargo diretto ad Haifa.
Ancora: il sindaco di Rimini, supportato anche lui dal presidente della Regione, ha chiesto al presidente dell’Italian Exhibition Group, organizzatore della fiera internazionale del turismo TTG Travel Experience, in calendario a ottobre, “di ripensare alla presenza dello stand di Israele” perché “inopportuna”. “Non crediamo davvero – è scritto nella richiesta – che oggi sia eticamente e moralmente accettabile proporre come destinazioni di vacanza luoghi di guerra, terrore e morte”.
Perchè ne scrivo?
Perchè penso che il cinema non sia un mondo a parte. Penso che, al contrario, comunicando attraverso le emozioni, più di altri media sia in grado di mobilitare le coscienze. E dunque possa fare di più.