E’ decisamente profeta in patria Maura Delpero: se suo Vermiglio, che ha avuto la sua ‘rampa di lancio’ a Venezia, dove ha conquistato il Leone d’Argento– Gran Premio della Giuria, non ce l’aveva fatta agli EFA e agli Oscar, ieri, 7 maggio, ha fatto il pieno di consensi dall’Accademia del Cinema Italiano, che gli ha consegnato ben 7 David di Donatello durante la 70° edizione della cerimonia di premiazione che si è svolta al Teatro 5 di Cinecittà, condotta da Elena Sofia Ricci e Mika.
Primo fra tutti quello di Miglior Film, e ultimo in ordine di consegna, che ha visto tornare per l’ennesima volta sul palco la Delpero con tutti i suoi soci di Cinedora (Francesca Andreoli, Leonardo Guerra Seràgnoli, Santiago Fondevila Sancet), e i co-produttori di Rai Cinema, che assieme alla francese Charades e alla belga Versus erano stati poco prima insigniti anche del David al Miglior Produttore.
La regista è stata inoltre premiata regista per il suo lavoro di direzione (Miglior Regia) e di scrittura (Miglior Sceneggiatura Originale). Ha parlato della difficoltà del lavoro solitario di scrittura “Scrivere una sceneggiatura da soli è bellissimo ma anche terribile,” dello sforzo, premiato, di ricercare un linguaggio originale, e dell’importanza, nel suo percorso, del cinema documentario. “Quando ero in cinquina per il David al documentario (per Nadea e Sveta, nel 2013, n.d.r.), noi documentaristi non eravamo neanche invitati, e scrivemmo una lettera per sottolineare quanto il documentario non sia cinema ‘da meno’ ma solo un’altra forma di racconto, che ha aperto molte strade a persone come me che vengono dalle periferie geografiche, e a alle donne, inoltre. La cinquina di stasera (che vede 4 donne su 5 candidate, n.d.r.) e la presenza dei registi qui a Cinecittà ci hanno dato ragione e ci fanno ben sperare.”
Speranze ben riposte con il David per il Miglior Documentario, vinto da Francesca Mannocchi per Lirica Ucraina: un’altra voce di donna, che racconta la guerra da mondi che sono periferici rispetto al nostro sguardo occidentale. Mannocchi ha ricordato come sia necessario continuare a essere “arrabbiati e vivi di fronte al dolore degli altri, perché è più facile vivere che morire in guerra.”
Un pensiero alla Palestina arriva anche da Elio Germano, premiato con il David al Miglior Attore: il suo Berlinguer de La Grande Ambizione di Andrea Segre gli ha dato l’occasione di ricordare le lotte del movimento operaio, democratico femminista, “ e di tutte quelle persone che lei battono per il raggiungimento di quella pari dignità che è sancita dalla nostra Costituzione, e che fa sì che un povero abbia le stesse opportunità di un ricco, un nero di un bianco, un uomo di una donna e permettetemi di dire, un israeliano di un palestinese.”
Un appello alle istituzioni per investire meno in armi e più in cultura è quello di Margherita Vicario, altra donna trionfatrice della serata di ieri: al suo film Gloria! vanno il David per Miglior Esordio alla Regia, Miglior Compositore (a Davide Pavanello) e Miglior Canzone Originale (Aria! interpretata dalla vicario che ne ha scritto anche musica e testi assieme a Davide Pavanello, Edwyn Clark Roberts, Andrea Bonomo, Gianluigi Fazio).
A premiare l’esordio alla Regia di Vicario, Mario Martone, anche lui vincitore del David di Donatello per il suo primo film, Storia di un Matematico Napoletano: a lui l’in bocca al lupo da parte dellasottosegretaria alla cultura Lucia Borgonzoni, che nel suo intervento ha sottolineato l’investimento del Ministero sulle sale e sul cinema italiano ed europeo di Cinema Revolution, ricordandone le date (dal 13 giugno al 20 settembre).

Ma non basta per fare la “Rivoluzione al Cinema” ribatte Pupi Avati, insignito del David alla Carriera: “abbiamo bisogno di qualcosa in più di Cinema Revolution: nel cinema italiano questa opulenza che vediamo stasera non c’è. Ci sono tante piccole società indipendenti che fanno fatiche.” E chiude con una provocazione: “Che ne direste se Schlein telefonasse a Meloni e trovassero un momento per parlare del cinema italiano?”
“Aiutiamoci ad aiutare il cinema italiano che ne ha molto bisogno: sono momenti difficilissimi” dice anche Massimo Cantini Parrini, premiato per i Migliori Costumi per Le Delouge di Gianluca Jodice, film che ha conquistato molti David ‘tecnici’ in un’edizione che finalmente ha visto i rappresentanti di queste professioni salire sul palco come tutti i colleghi delle altre categorie e non relegati in altri spazi. Sono de Le Delouge i David alla Migliore Scenegrafia (a Tonino Zera e, per l’arredamento, a Maria Grazia Schirripa e Carlotta Desmann); al Miglior Trucco (ad Alessandra Vita, e per il prostetico a Valentina Visintin); e alla Migliore Acconciatura (a Aldo Signoretti e Domingo Santoro).
Un apprezzamento ai fondi di sostegno all’industria audiovisiva e un invito a non darli mai per scontati arriva da Santiago Fondevila Sancet, al momento di ricevereil David al Migliorproduttore per Vermiglio: “nel mio paese, l’Argentina, sono stati cancellati da un momento all’altro”.
A Vermiglio, va inoltre anche il nuovo David al Miglior Casting, conquistato da Stefania Rodà e Maurilio Mangano. E ancora il David al Migliore Autore della Fortografia, a Mikhail Krichman, e al Miglior Suono (Presa diretta: Dana Farzanehpour – Montaggio del suono: Hervé Guyader – Creazioni suoni: Hervé Guyader – Mix: Emmanuel De Boissieu).
Tre David, (quasi) tutti al femminile per L’Arte della Gioiadi Valeria Golino: sia la regista, premiata per la Migliore Sceneggiatura non originale assieme a Francesca Marciano, Valia Santella, Luca Infascelli, Stefano Sardo, che Tecla Insolia, premiata come Migliore Attrice, hanno ringraziato Sky “per la possibilità di fare una serie che è diventata anche un film per il cinema”. La serie ha valso il David per la Migliore Attrice non protagonista a Valeria Bruni Tedeschi.

Il Migliore Attore non protagonista è invece Francesco Di Leva per Familia.
Il David per il Miglior Montaggio è andato a Jacopo Quadri per La Grande Ambizione, quello per i Migliori Effetti Speciali a Victor Perez per Napoli-New York di Gabriele Salvatores, film che ha conquistato anche il David Giovani. L’ha ritirato Pierfrancesco Favino, in vece del regista, e ha sottolineato come fosse significativo, per un film che nasce da un sceneggiatura scritta da Fellini e Pinelli, ricevere il David proprio “in questo Teatro 5, dove Fellini ha girato tutti i suoi film.”
Fra questi cita Le Notti di Cabiria, “il primo film che ha ispirato Anora” dice il regista indipendente americano Sean Baker, ‘arrivato’ alla Palma d’Oro, all’ Oscar, e adesso anche al David al Miglior Film Internazionale.
David dello Spettatore a Ferzan Özpetek per Diamanti; e David Speciali a Ornella Mutie Timothée Chalamet.
Altra novità è il Premio Speciale CinecittàDavid 70, consegnato dall’A.D. di Cinecittà, Manuela Cacciamani a Giuseppe Tornatore in nome delle 350 maestranze “che ogni giorno vengono a lavorare qui per dare il massimo a quest’industria”.
David al Migliore Cortometraggio è per Matteo Tortone e il suo Domenica Sera.